E’ tutto mio

A partire dai 18 mesi con un picco particolare verso i 2-3 anni i bambini attraversano una fase in cui tutto ‘è mio!’. Una fase di forte possessività, di impossibilità a condividere, persino di tollerare che qualcuno tocchi un loro giocattolo, un oggetto su cui hanno messo gli occhi. In certi casi è piuttosto buffa, in altri può diventare problematica e far scaturire vere e proprie scenate di disperazione. E’ un comportamento che col tempo tende a scemare, man mano che crescendo il piccolo comprende i meccanismi sociali.

Ma nel frattempo, come comportarsi?

Come insegnare ai bambini che non è tutto loro?

Innanzitutto, da dove viene questa fase possessiva?

Lo spiegano alcuni esperti alla rivista Parents (Your Toddler’s Possessive Phase, Explained, This possessive phase may be challenging, but it can give you insight into your toddler’s growing mind. Melissa Dahl, Parents, October 04, 2017).

‘Mio’ è una delle prime parole che il bambino impara ad usare. Facile da pronunciare, chiarissimo nel suo significato in una fase evolutiva in cui il piccolo comincia a capire il concetto del sé, dell’altro e della proprietà. E’ un concetto astratto quello che lega un oggetto ad una persona, e il fatto che il piccolo cominci ad utilizzarlo è segno di uno step evolutivo in atto. Tuttavia tendono ad identificare il possesso con una semplicissima questione ‘cronologica’: la prima persona che in loro presenza regge quell’oggetto è il proprietario. Ecco che anche un rossetto di mamma, un libro di papà, ai loro occhi è di loro se lo hanno preso in mano per primi. Nonostante questa confusione concettuale, se vengono indicati come ufficiali possessori di qualcosa da mamma o papà, quell’oggetto diventerà di imprescindibile valore, più di qualsiasi altro. E di conseguenza non tollererà più che un amico, un fratello, un compagno di giochi lo utilizzi. ‘E’ mio ed è preziosissimo’. Secondo gli esperti, ci sono due principali consigli da seguire nel gestire questa fase possessiva. Non è egoismo o un comportamento antisociale: è un loro iniziale tentativo di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Dunque la prima cosa da fare per aiutarli è dare delle regole. Aiutarlo a capire sottolineando cosa è suo, cosa di mamma, cosa di papà o del fratello/sorella, dei compagni di classe se va all’asilo, etc.

Allo stesso tempo, occorre insegnargli il piacere della condivisione (giocando insieme con gli oggetti in questione), senza però forzarlo. La condivisione non si deve ottenere per insistenza, o con i rimproveri. Dunque se viene un amichetto a giocare a casa, si può per esempio scegliere quali giochi mettere a disposizione (prima che arrivi). Proporre scambi (‘lui ti dà il suo camion, tu gli dai il tuo dinosauro’) oppure turni. O ancora, mettere a disposizione la stessa versione di più oggetti. Insegnarli l’arte della contrattazione può essere un primo modo di fargli capire che dare e ricevere sono due facce della stessa medaglia. E che a volte serve una perché esista l’altra. 

E’ Tutto mio

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